Analisi dei flussi di cassa degli enti sanitari

Le politiche di riduzione del debito e il rispetto del Patto di Stabilità influenzano inevitabilmente le strategie gestionali delle amministrazioni sanitarie. Tramite l’osservazione dei dati di Banca d’Italia raccolti sulla piattaforma SIOPE, è stata realizzata un’analisi dei flussi di cassa degli enti a livello nazionale e regionale confrontando i dati degli ultimi anni con quelli del 2018, con l’obiettivo di identificare il trend dei prossimi mesi.

Il “Sistema Informativo sulle Operazioni degli Enti Pubblici” (SIOPE) è uno strumento di rilevazione di tutti gli incassi e i pagamenti effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni. Questo sistema è nato dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d’Italia e l’ISTAT per soddisfare l’esigenza di disporre di informazioni uniformi, – superando così le differenze tra i diversi sistemi contabili adottati -. L’analisi dei dati raccolti attraverso SIOPE può essere utile per identificare i trend di spesa dei vari comparti pubblici e prevederne il futuro andamento.

È utile ricordare che i flussi di cassa, a differenza del bilancio di esercizio, identificano esclusivamente le entrate e le uscite monetarie in un determinato lasso di tempo senza prendere in considerazione il criterio di competenza. Dunque, un saldo di cassa positivo o negativo non si traduce necessariamente in un avanzo o disavanzo di esercizio.

Dall’analisi dei dati del comparto sanitario si nota che, dopo il 2011, anno in cui le uscite hanno superato le entrate dello 0,05%, il saldo di cassa ha sempre fatto registrare un valore positivo arrivando a raggiungere lo scorso anno un 2,87%, che equivale a circa 4 miliardi di euro. Dopo il picco del 2012 – anno nel quale entrate e uscite hanno raggiunto rispettivamente 154 e 153 miliardi di euro – entrambe le voci di spesa hanno avuto un andamento discendente. Questo trend è principalmente un effetto delle politiche di austerity e dei piani di rientro e commissariamento per le gestioni sanitarie di quelle regioni che versavano in una situazione di grave disavanzo. Nel 2017 c’è stata un’inversione di tendenza per quanto riguarda le entrate, aumentate dell’1,68%, mentre le uscite hanno proseguito il loro andamento discendente diminuendo dello 0,08%.

Relativamente alla composizione della spesa, per gli enti sanitari l’uscita più importante è destinata all’acquisto di servizi (35,98%), mentre si tende erroneamente a pensare che una delle voci più importanti di questo settore sia quella relativa ai farmaci, ma le spese per l’acquisto di beni rappresentano sono solo il 11,83% – di cui circa il 55% riferita alla spesa per prodotti farmaceutici -, e che rappresenta il 6,62% del totale.

La regione più virtuosa è il Veneto, con un saldo positivo tra entrate e uscite superiore a 1,4 miliardi di euro, mentre la regione con  il saldo negativo più ampio è il Trentino (-33 milioni). E’ utile ricordare, tuttavia, che un saldo negativo in un dato anno non è necessariamente sintomo di cattiva gestione, ma può derivare da investimenti effettuati per garantire benefici negli anni successivi.

Analizzando i dati riguardanti il primo semestre di quest’anno e confrontandoli con lo stesso periodo dei due anni precedenti, risulta che il trend seguito fino a questo momento resta invariato. La forbice tra incassi e pagamenti continua ad allargarsi, arrivando a superare 1,7 miliardi di euro alla fine del primo semestre di quest’anno. Tra il primo semestre 2017 e il 2018 si rileva inoltre un aumento delle spese per l’acquisto di beni (+4,5%), per i prodotti farmaceutici (+4,2%) e per i servizi (+1,6%).

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