Anticipazioni di liquidità: una concreta soluzione per i debiti della PA italiana?

La legge di bilancio 2019 (commi 849-857) ha introdotto la possibilità per Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni di richiedere alle banche, agli intermediari finanziari, alla Cassa depositi e prestiti e alle istituzioni finanziarie dell’Unione europea, anticipazioni di liquidità a breve termine per il pagamento di debiti certi, liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31 dicembre 2018, relativi a somministrazioni, forniture, appalti e obbligazioni per prestazioni professionali.

Gli enti interessati hanno avuto la possibilità di richiedere somme entro il limite massimo di tre dodicesimi delle entrate accertate nel 2017 entro lo scorso 28 febbraio. Le somme elargite alle amministrazioni pubbliche da istituti di credito (ai sensi dell’articolo 3, comma 17, della legge 24 dicembre 2003, n. 350) non costituiranno indebitamento.

È precluso l’accesso a tale misura agli enti locali in stato di dissesto finanziario, salvo che sia intervenuta l’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, nel qual caso può essere oggetto di anticipazione esclusivamente il pagamento dei debiti non rientranti nella gestione liquidatoria del dissesto, o soggetti a procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, salvo che sia intervenuta l’approvazione da parte della Corte dei conti del relativo piano di riequilibrio.

In recepimento alle norme in questione, con la Circolare n. 1292 dell’11 gennaio 2019, Cassa depositi e prestiti (CDP) ha comunicato le “Condizioni generali per l’accesso da parte dei comuni, delle città metropolitane, delle province, delle regioni e delle province autonome alle anticipazioni di liquidità per il pagamento di debiti, di cui all’articolo 1, commi da 849 a 857, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019)” e ha reso operativa dal 15 gennaio la piattaforma per l’anticipazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione maturati al 31 dicembre 2018.

Sono 413 gli enti locali che hanno chiesto le anticipazioni sblocca-debiti, per un totale di 1,12 miliardi di euro, secondo quanto riferito dalla Sottosegretaria al MEF Laura castelli a margine di una conferenza del 14 marzo ultimo scorso.

Si tratta di uno strumento (vd infografica) che si inquadra nell’ambito del nuovo piano industriale 2019-2021 di CDP, presentato nel dicembre scorso, che, delineando tre linee di intervento (sostegno all’innovazione, sviluppo della crescita e facilitazione dell’accesso al credito), ha introdotto misure tese ad avvicinare CDP al tessuto produttivo italiano offrendo, al contempo, un sostegno concreto alla pubblica amministrazione.

Fonte infografica: CDP

Gli enti beneficiari dell’anticipazione dovranno provvedere al pagamento dei fornitori entro 15 giorni dall’erogazione dell’anticipazione stessa. Quanto alla restituzione delle risorse anticipate da CDP, fermo restando la facoltà per gli enti di restituirle totalmente o parzialmente, in corrispondenza dell’ultimo giorno di ciascun periodo trimestrale compreso tra il 1° gennaio ed il 30 settembre 2019, mediante il solo pagamento del capitale e degli interessi maturati alla relativa data di rimborso senza l’applicazione di alcuna commissione, il rimborso è previsto comunque entro e non oltre il 15 dicembre 2019 (con previsione di interessi di mora in caso di ritardi).

Relativamente alle condizioni economiche, gli enti godranno di un tasso finito variabile, al momento pari allo 0,67% inferiore rispetto a quello previsto dalla direttiva 2011/7/UE mentre le imprese otterranno la liquidazione del proprio credito verso gli Enti, senza dover affrontare alcun costo accessorio.

La piattaforma messa a punto da CDP prevede che l’iter per sbloccare i debiti della PA avvenga totalmente per via telematica e gestito tramite il servizio di domanda online (DOL), a cui potranno accedere gli enti locali interessati.

Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, l’88% dei Comuni intervistati dichiara di non aver effettuato lo switch-off dal canale analogico a quello digitale su alcun servizio erogato, un dato che sale al 96% se si prendono in considerazione gli Enti di piccole dimensioni (meno 5.000 abitanti). Le difficoltà non riguardano soltanto i Comuni molto piccoli ma sono senz’altro questi che fanno più fatica ad avviare iniziative di digitalizzazione. Infatti, se il 47% degli Enti del campione che non ha effettuato lo switch-off, conseguentemente, non ha neppure alcun servizio online. La percentuale dei Comuni al di sopra dei 15.000 abitanti che si trova in questa situazione precipita al 6%.
Tali dati, che si riferiscono all’offerta di servizi digitali ai cittadini e non alla digitalizzazione dei processi interni, sulla quale non sono disponibili rilevazioni statistiche puntuali, costituiscono tuttavia una proxy della carente informatizzazione dei Comuni, soprattutto di quelli di minori dimensioni che costituiscono circa il 70% del totale, ed evidenziano ciò che potrebbe, forse, aver rappresentato un limite all’iniziativa.

Occorre comunque tenere conto che le anticipazioni di liquidità non possono essere considerate risolutive rispetto al tema dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni. Questo perché l’intervento in questione e i termini ristretti per la restituzione delle somme concesse fanno sì che le risorse per i pagamenti siano in sostanza nella disponibilità corrente dell’ente richiedente, nell’arco dell’esercizio di concessione dei fondi.

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