Grecia: meno vincoli sul Capital Control

Il primo ottobre di quest’anno sono decaduti parte dei limiti imposti nel 2015 dal Governo ellenico al trasferimento all’estero dei capitali. Un segnale incoraggiante per le prospettive future del sistema bancario ellenico, e un’opportunità per le aziende estere che intrattengono relazioni economiche con la Grecia.

Sono passati ormai circa 10 anni dallo scoppio della crisi economica che ha travolto i mercati finanziari globali e, sebbene tutte le maggiori economie ne abbiano subìto più o meno gli effetti, in alcuni Paesi, che presentavano una forte esposizione debitoria e importanti problemi strutturali, la crisi ha avuto effetti più gravi. Il caso più emblematico a livello europeo è certamente la Grecia.

La perdita di fiducia da parte degli investitori e lo spettro dell’uscita dall’eurozona ha generato un’ingente fuga di capitali, con un duro impatto sulla stabilità del sistema bancario greco. Si stima che, tra il 2010 e il 2015, circa 80 miliardi di euro di capitali abbiano lasciato il paese ellenico. In questo scenario, il Governo si è trovato costretto a predisporre misure di controllo sul capitale. I primi provvedimenti sono entrati in vigore a giugno 2015 e prevedevano, tra l’altro,  una regolamentazione stringente per le operazioni delle aziende verso l’estero e un tetto massimo di prelievo agli sportelli di 60 euro al giorno (420 euro a settimana).

L’impatto di queste misure sull’industria greca è stato importante, poiché anche le aziende che fino a quel momento non avevano subito gli effetti della crisi si sono trovate nell’impossibilità di pagare i propri fornitori esteri, andando incontro a problemi di approvvigionamento. Le operazioni cross-border dovevano essere approvate da commissioni speciali, che avevano il potere di autorizzare transazioni nel rispetto dei limiti giornalieri, di volta in volta aggiornati dalla banca centrale greca e dal Ministero delle Finanze. Gli effetti del provvedimento hanno colpito  quindi anche buona parte del tessuto industriale sano, aggravando la situazione socio-economica del Paese. Nei mesi successivi il governo ellenico è più volte intervenuto per modificare la norma, rendendo via via più flessibile l’accesso  gli accessi al capitale.

A seguito dell’uscita dal commissariamento la Grecia ha avviato un percorso di graduale abolizione dei limiti.

Dal 1° ottobre di quest’anno le imprese che operano nel paese possono beneficiare di un allentamento delle misure che consentono di effettuare pagamenti fino a 100 mila euro per cliente al giorno presentando la dovuta documentazione probatoria (es. fatture), insieme alla dichiarazione per accertare che la medesima operazione non sia stata effettuata nei confronti di un’altra banca. Le operazioni al di sopra dei 100 mila euro devono tutt’oggi essere approvate da commissioni speciali. Inoltre, a partire dal 1° ottobre è consentito trasferire all’estero il 100% dei capitali investiti, dei dividendi e dei profitti, senza alcuna restrizione. Questo si applica a tutti i capitali investiti in Grecia, successivamente alla pubblicazione dell’atto legislativo del 28 settembre scorso.

Tale provvedimento  avrà sicuramente un impatto positivo anche sulle aziende di altri Paesi, tra le quali quelle italiane, che storicamente hanno intrattenuto importanti relazioni commerciali con la Grecia.

Nonostante la situazione dell’economia ellenica sia ancora per molti versi problematica, questi segnali positivi, che si accompagnano a un aumento del PIL pari all’1,3% nel 2017 e, secondo le previsioni, fino al 2% nel 2018, lasciano trasparire un certo ottimismo sulle prospettive di ripresa e relazioni industriali del Paese.

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