La sanità 4.0: maggiori costi, ma cresce la qualità della vita

Le tecnologie sanitarie sono state a lungo accusate di avere avuto un ruolo importante nell’aumento dei costi dell’assistenza sanitaria. La loro continua evoluzione, in concomitanza con un sempre maggiore rigore nelle finanze pubbliche, sarà la grande sfida per i responsabili delle politiche: i maggiori costi di oggi potranno tradursi in risparmi futuri?
In un panorama che vede la sostenibilità dei sistemi sanitari sempre più minacciata, le tecnologie sanitarie possono rappresentare sia la fonte sia la soluzione al problema dell’aumento dei costi.

È un futuro a due dimensioni quello che si prospetta per i sistemi sanitari. Il sistema salute deve sempre più confrontarsi con un’innovazione che da una parte richiede notevoli investimenti e rilevanti oneri di gestione, ma dall’altra può garantire un miglioramento complessivo dell’efficacia della prevenzione e delle cure, anche attraverso la riduzione dei costi, in particolare nell’ambito farmacologico.

Proprio tecnologia e innovazione possono essere considerati alla base dello straordinario aumento dell’aspettativa di vita. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità infatti nei primi quindici anni di questo secolo l’aspettativa di vita è aumentata di cinque anni con la progressione più rapida dagli anni ’60. L’Italia, insieme al Giappone, ha l’aspettativa di vita più elevata con una media di 82,5 anni ed Eurostat prevede che l’aspettativa di vita continuerà a crescere nell’Unione Europea nei prossimi decenni, raggiungendo 89,1 anni per le donne e 84,6 per i maschi nel 2060.

Un miglioramento della durata, ma anche della qualità della vita: si è fortemente ridotta la mortalità infantile, si è esteso l’uso dei vaccini, sono state introdotte nuove terapie che aiutano ad affrontare anche gravi malattie croniche invalidanti. Ma con costi crescenti. Secondo l’Ocse “la tecnologia ha contribuito in modo significativo alla salute e al benessere degli esseri umani, ma la sua diffusione è stata un importante motore della crescita della spesa. Ciò è dovuto al crescente costo della tecnologia (in termini reali), ma anche perché le nuove tecnologie hanno ampliato il volume dei servizi forniti, invece di sostituire processi e procedure esistenti.”

Negli ultimi cinquant’anni in tutti i paesi dell’Ocse la spesa sanitaria è cresciuta di due punti percentuali in più della crescita del Pil e l’assistenza sanitaria richiede ormai risorse pari al 9% del Pil con una previsione di arrivare al 20% al 2050 proprio per i crescenti costi delle nuove tecnologie. È necessario, tuttavia, sottolineare che si possono prospettare anche forti risparmi con l’evoluzione dell’informatica, della connettività wireless a banda larga e delle soluzioni di archiviazione dei dati: le cartelle cliniche possono diventare elettroniche e la tele-medicina può aiutare diagnosi più accurate.

Le nuove tecnologie hanno la caratteristica di avere costi molto alti all’inizio per poi dar luogo a forti riduzioni. Il caso forse più clamoroso è quello del sequenziamento del genoma con un costo che poteva arrivare a 300 milioni di dollari nel 2001 e che ora è disponibile a poco più di mille dollari: la difficoltà oggi è nella capacità di raccogliere i dati di sequenziamento, che supera la abilità dei professionisti medici di interpretarli, comprenderli e integrarli nella pratica clinica. Anche nel settore farmaceutico vi è una doppia dinamica: un rialzo dei costi per lo studio e la sperimentazione dei nuovi farmaci insieme alla possibilità di risparmi per la scadenza di molti brevetti e una più ampia possibilità di utilizzare farmaci “generici”.

Negli ultimi vent’anni l’autorità regolatoria americana (Fda) ha approvato più di 500 nuovi farmaci, aiutando i pazienti ad aumentare l’aspettativa di vita e a condurre uno stile più sano. Secondo la Pharmaceutical Research and Manufacturers of America (PhRMA), le società di ricerca biofarmaceutiche stanno attualmente sviluppando una quantità enorme di nuove molecole. Alla fine del 2016, c’erano oltre 70 nuove terapie per il morbo di Alzheimer, quasi 200 per malattie cardiache, ictus e altre malattie cardiovascolari, circa 130 farmaci per malattie mentali, oltre 400 farmaci per una vasta gamma di disturbi neurologici e più di 800 medicine e vaccini per il cancro.

Un campo in cui si sta sviluppando e si svilupperà ancora di più nei prossimi anni una grande innovazione è quello della terapia cellulare e genica: finora sono stati sviluppati circa 700 studi di terapia genica da oltre 60 aziende in oltre 1000 studi clinici. Il valore di mercato della terapia genica aumenterà, raggiungendo nel 2025 un fatturato che può variare da 4,3 a 10 miliardi di dollari, principalmente a causa dei progressi nella comprensione genetica delle malattie e dell’innovazione negli strumenti di ingegneria genetica.

È evidente che l’innovazione in campo sanitario può portare a continui miglioramenti nella capacità di diagnosi e nello sviluppo delle terapie. In questo settore peraltro il rapporto costi-benefici non è facilmente calcolabile e per questo vi è una grande sfida per i responsabili delle politiche: maggiori costi attuali possono tradursi in risparmi futuri oltre a significativi miglioramenti nella qualità degli interventi.

Da “I costi delle nuove tecnologie sanitarie”, Fondazione Farmafactoring

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