L’avvio di SIOPE+: prime evidenze di un percorso in fieri

SIOPE+ è una nuova piattaforma sviluppata da Banca d’Italia, per conto della Ragioneria Generale dello Stato, che lavora incrociando i dati riguardanti i flussi di cassa provenienti dal database della prima versione SIOPE con i mandati di pagamento delle fatture passive emessi dai tesorieri degli enti. Lo strumento risponde all’esigenza, da parte delle autorità di controllo, di disporre di informazioni dettagliate sui pagamenti che rispettino uno standard informatico unico e, di conseguenza, possano essere facilmente analizzabili e confrontabili. Il sistema in esame è stato sottoposto a due fasi di sperimentazione durante il secondo semestre del 2017 che sono terminate con successo e hanno quindi permesso a SIOPE+ di entrare ufficialmente in funzione dal 1° gennaio di quest’anno, sebbene la piattaforma arriverà alla sua completa operatività in tempi più lunghi.

Secondo le previsioni, tra l’inizio del 2018 e la fine del 2019, saranno progressivamente coinvolte tutte le Pubbliche Amministrazioni (v. tabella successiva) ad eccezione di quelle che utilizzano il sistema Sicoge.

Tappe del SIOPE+

1° gennaio 2018 Regioni - Province - Città Metropolitane
1° aprile 2018 Comuni > 60.000 abitanti
1° luglio 2018 Comuni compresi tra i 10.001 e i 60.000 abitanti
1° ottobre 2018 Comuni fino a 10.000 - Aziende Sanitarie e Ospedaliere
1° gennaio 2019 Tutti gli enti soggetti alla vecchia versione del SIOPE

I dati elaborati da SIOPE+ sono poi pubblicati, come detto, con cadenza trimestrale sul portale del ministero dell’Economa e delle Finanze.

L’intento di SIOPE+ è quello di porre rimedio all’incompletezza delle informazioni presenti sulla “Piattaforma dei Crediti Commerciali” gestita direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che acquisisce tutte le fatture elettroniche emesse nei confronti delle PA tramite il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate (SDI) e fornisce informazioni sui pagamenti effettuati comunicati dalle singole amministrazioni.

Le informazioni pubblicate relative al primo semestre di quest’anno mostrano un tempo medio di pagamento per le amministrazioni regionali di 37 giorni, un risultato che sembrerebbe indicare un miglioramento se confrontato con i tempi medi derivanti dall’analisi dei dati raccolti dalla Piattaforma dei Crediti Commerciali che, per l’anno 2017, indicava un tempo medio di pagamento di 49 giorni. Tuttavia, l’analisi si basa su un numero di osservazioni ancora troppo basso (il 10% della spesa per beni e servizi della PA) e soprattutto non rappresentativo della popolazione statistica. Basti pensare al numero delle fatture, che non rispecchia il peso demografico ed economico delle diverse amministrazioni, e al relativo taglio medio del tutto difforme tra un soggetto e l’altro (fino a 20 volte). Probabile conseguenza di un problema di autoselezione del campione, nel quale sono rappresentate in misura più che proporzionale le amministrazioni più virtuose, che hanno più interesse a comunicare i rispettivi dati. Oltretutto, i tempi medi di pagamento non tengono conto delle fatture non liquidate e/o contestate, dando luogo dunque a un valore sottostimato, e le percentuali di pagamento vengono calcolate solo sugli importi dovuti e non sulle fatture ricevute.

Analizzando le due reportistiche nel dettaglio si nota che, mentre per gli enti più virtuosi i dati sono molto simili, tra le regioni meno performanti alcune presentano dati profondamente diversi: ad esempio, il valore riportato dal SIOPE riguardo alla Basilicata è meno di un terzo di quello riportato dalla Piattaforma dei Crediti Commerciali. Pur nella possibilità che, riferendosi a due periodi temporali diversi, le discrepanze potrebbero essere effetto di un miglioramento/peggioramento delle prestazioni dell’ente, nei casi più concreti, data la poca maturità del sistema, sembra più probabile che questi problemi siano ascrivibili alla scarsa qualità dei dati pervenuti: esitono anche casi di enti che avrebbero pagato più del dovuto.

Un altro dato molto interessante presente nel report è quello che riguarda gli importi totali pagati rispetto a quelli dovuti nel periodo di riferimento. Le amministrazioni regionali italiane hanno saldato il 79% delle somme dovute accumulando insolvenze per circa 950 milioni di euro. Se si considerasse, invece, il totale delle fatture emesse anziché solo l’importo dovuto, la percentuale di importo saldato sarebbe inferiore, con insolvenze pari a circa 1,7 miliardi di euro.

Analizzando i dati nel dettaglio si evince che la maggior parte degli importi non versati è di competenza della Campania che da sola ne detiene un terzo del totale. In generale le prime tre regioni (Veneto, Sicilia ed appunto Campania) detengono da sole circa il 60% degli importi dovuti e non ancora saldati.

Merita, inoltre, un’attenta osservazione anche la situazione dei comuni con più di 60.000 abitanti – entrati a far parte del sistema solo dal 1° aprile 2018 – che, nonostante i pochi dati a disposizione, lascia trasparire interessanti spunti di analisi. La media dei tempi di pagamento per questo comparto è di 41 giorni, con un ritardo medio di 5 giorni rispetto alla scadenza.

Esiste comunque una notevole differenza tra i comuni del Nord, del Centro e del Sud. Gli enti settentrionali pagano mediamente le fatture ricevute dopo 37 giorni (2 prima della scadenza), quelli del centro dopo 41 giorni (5 in ritardo) e quelli meridionali in 45 giorni (13 giorni in ritardo).

Se ci si sofferma sui capoluoghi di regione (fatta eccezione per Aosta e Campobasso che non raggiungono i 60.000 abitanti) si nota che, pur essendo Torino la città con i tempi di pagamento più lunghi, il ritardo medio registrato dalla piattaforma SIOPE+ è di 0,3 giorni. Una situazione quantomeno singolare, soprattutto se paragonata al valore del 2017 della PCC, che registrava per il capoluogo piemontese pagamenti in 163 giorni con 101 di ritardo sulla scadenza e con l’indicatore di tempestività che, per il primo trimestre del 2018, restituiva un valore di 103 giorni.

SIOPE+ è sicuramente uno strumento di grandi potenzialità e, quando arriverà a regime sarà un potente sistema di monitoraggio per gli enti di controllo. Oggi, tuttavia, presenta ancora imprecisioni e/o incongruenze legate principalmente alla qualità dei dati.

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