Legge di bilancio 2019: le principali misure a carico dei Comuni

La legge di bilancio 2019 porterà delle importanti variazioni nei flussi di cassa degli enti locali rispetto agli anni precedenti. Il provvedimento con l’impatto più importante sarà probabilmente l’eliminazione del blocco delle aliquote locali e delle addizionali su IRPEF, IRAP e IMU/TASI. Questa decisione potrebbe consentire di ritoccare l’imposizione verso l’alto all’80% delle amministrazioni, generando entrate aggiuntive sino a 2 miliardi di euro.

Una misura che certamente avrà un impatto positivo sulle casse municipali è l’attribuzione ai Comuni fino a 20 mila abitanti di risorse, per complessivi 394.490.000,00 euro, per investimenti sulla messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale (commi 107-114 della LEGGE 30 dicembre 2018, n. 145).
Tuttavia, altri provvedimenti contenuti nella manovra rischiano di avere una conseguenza negativa sulla capacità di spesa di alcune tipologie di enti, a cominciare proprio dai Comuni, che hanno già contribuito in maniera importante alle politiche di risanamento dei conti pubblici degli ultimi anni, sia in termini assoluti che in relazione al PIL. La spesa corrente dei Comuni ha infatti subito sistematiche riduzioni negli ultimi dieci anni, arrivando a diminuire del 7%, a seguito dell’introduzione di vincoli di bilancio più stringenti, che hanno frenato, di fatto, anche gli investimenti degli enti più virtuosi.

Il 2019, nonostante i miglioramenti sul versante della capacità di spesa per investimenti (abolizione vincoli finanziari e contributi), dovrebbe procedere sulla scia degli anni precedenti, tenendo conto anche dell’introduzione di nuovi provvedimenti restrittivi come l’aumento della percentuale di accantonamento minimo al Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) – legge 30 dicembre 2018, n. 145, commi 1015-1018 -. A questo fondo è obbligatorio vincolare una quota del risultato di amministrazione a copertura delle entrate esigibili nell’esercizio, ma di dubbia e difficile riscossione. La quota da destinare al fondo passa dall’attuale 75% all’80% per il 2019, incremento che dovrebbe tradursi in una ulteriore riduzione della capacità di spesa dei comuni che l’ANCI stima in circa 400 milioni di euro. Da tempo, non a caso, l’ANCI richiede la riduzione delle percentuali minime di accantonamento al fine di assicurare maggiore flessibilità nella gestione dei bilanci dei Comuni.

Potrebbe complicare ulteriormente la situazione dei Comuni italiani l’attività sanzionatoria prevista nella manovra (commi da 857 a 865) per le amministrazioni non in regola con i pagamenti verso i propri creditori. Le sanzioni avranno effetto dal 2020 e verranno emesse in base alle performance degli enti durante il 2019.

SanzioneMotivazione
5%Per mancata riduzione del 10 per cento del debito commerciale residuo oppure per ritardi superiori a sessanta giorni, registrati nell’esercizio precedente
3%Per ritardi compresi tra trentuno e sessanta giorni, registrati nell’esercizio precedente
2%Per ritardi compresi tra undici e trenta giorni, registrati nell’esercizio precedente
1%Per ritardi compresi tra uno e dieci giorni, registrati nell’esercizio precedente

Nello specifico, il comma 862 stabilisce che, entro il 31 gennaio di ciascun anno, deve essere rilevato lo stato dei pagamenti relativo all’anno precedente degli enti che applicano la contabilità finanziaria e verificate le condizioni di cui al comma 859. Se il debito commerciale residuo non si è ridotto almeno del 10% rispetto a quello del secondo esercizio precedente; e se pure tale condizione è rispettata, ma l’indicatore di ritardo annuale dei pagamenti (sulle fatture ricevute e scadute l’anno precedente) non rispetta i termini di pagamento dei debiti commerciali di cui al d.lgs. 231 del 2002, le amministrazioni locali saranno soggette a un’ammenda (vedi tabella sopra) che prevede l’accantonamento in un nuovo fondo di garanzia di una percentuale degli stanziamenti di spesa dell’esercizio in corso per acquisto di beni e servizi.

La necessità di adottare misure che prevedano la riduzione e la regolarizzazione dei tempi di pagamento delle PA è evidente, ma una misura di questo tipo rischia di indebolire ulteriormente la capacità di investimento degli enti locali.

I Comuni sanzionati, infatti, potrebbero essere presumibilmente proprio quelli che necessitano di maggiori investimenti a sostegno dell’economia territoriale. Analizzando i dati (parziali) SIOPE+ relativi allo scorso anno si nota che i Comuni oltre i 60.000 abitanti, che durante il 3° trimestre 2018 hanno saldato i propri debiti in ritardo, sono localizzati per il 55,77% al Sud e nelle Isole.

Estendendo l’analisi ai Comuni oltre i 10.000 abitanti, emerge che il 48,58% di essi pagano in ritardo e tra questi il 44,06% saldano le fatture ricevute con un ritardo che va tra gli 11 e i 30 giorni oltre la scadenza. Nel caso in cui la situazione nei prossimi anni non migliorasse, circa un Comune su due oltre i 10.000 abitanti sarebbe soggetto a sanzione.

Un altro aspetto da considerare è poi il problema della fase di monitoraggio, soprattutto dei piccoli comuni, che attualmente risulta inefficace. I ritardi di pagamento, infatti, saranno calcolati mediante la Piattaforma dei Crediti Commerciali che ad oggi risulta scarsamente aggiornata. Più volte, infatti, è stato rilevato che il ritardo riportato dalla piattaforma è spesso sovrastimato, mentre con le norme in questione questo diventa dal 2019 l’unico dato ufficiale di riferimento.

Infine, un’ulteriore criticità per gli enti locali contenuta nella legge di bilancio 2019 è costituita dalla riduzione della possibilità di utilizzare l’anticipazione di tesoreria, i cui limiti sono stati portati da 5 a 4 dodicesimi, rispetto alle entrate accertate nell’esercizio finanziario precedente.

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